Legno e cuoio.

Di cuoio – ad eccezione di quello capelluto – non sono una grande esperta, il profumo del legno mi piace molto.

In ogni caso, se uno che di uomini se ne intende dice che legno e cuoio è l’odore dei veri maschi, mi fido senza riserve.

Completamente.

In maniera assoluta.

Però.

Però voglio rivelarvi un segreto, uomini di sesso  maschile che doveste trovarvi a passare di qui per caso  attirati da tag su calcio e aspiranti pornodive attaccati ad arte su post di cucina, depilazione con la fiamma ossidrica e découpage.

Siete delle creature straordinarie.

Non tutti, evidentemente, qualcuno che faccia notare la differenza ci vuole. Ma alcuni di voi tengono alto l’onore della categoria in una gamma che va dal “molto interessante” al “dio del sesso” passando per l'”assai piacevole”, il “geniale, what else?” e il “non mi basti mai”.

A quelli in zona Champions tutto è praticamente concesso, anche il fatto che l’aroma di cuoio di cui sopra non prescinda da un certo qual sentore di vecchia conceria-ia-ia-oh. Ci piacete così, e avete ragione, in fondo non desideriamo altro che essere trascinate per i capelli nella vostra caverna termoautonoma e scavare a testate una nicchia bar nella parete adorna delle litografie che avete riportato da quel viaggio a Lescaux.

Che tanto lo sapevamo benissimo che la collezione di stampe cinesi non ce l’avevate.

E’ che alcuni di voi sono davvero irresistibili. Non c’è cosa che non faremmo, per voi incantevoli intrecci di pelo, neuroni tirati a lucido e muscoli guizzanti. Persino rinunciare ad un futuro nell’olimpo degli chef, se questo potesse servire a tranquillizzarvi sulla vostra incolumità.

Però.

Però a volte capita di doverci fare violenza e resistere al primordiale richiamo animale. Capita un errore di calcolo, un gatto che passa due volte davanti alla porta ed ecco che là dove c’era l’erba ora c’è una femmina che con voi ci deve lavorare, possibilmente a scadenze strette che non consentono divagazioni o uscite dal seminato, o dall’inseminato, come usa dire un collega burlone con un debole per le neocatecumenali.

[altolà! buoncostume! uscite dall’inseminato con le, uhm, mani in alto!]

(scusate, è stata una mattinata pesante)

E quindi capita che la povera donna tenga già i suoi bravi problemi ad assimilare la vostra appartenenza di individui compresi nella categoria Homo Resistibilissimus alla stessa famiglia del Rivoltamini sicut pedalinum di cui sopra. Non è che non comprendiamo la vostra cavalleria. Lo sappiamo che cercate di agevolarci nell’arduo compito di non strapparci le mutande di dosso e implorarvi di farci vostre almeno per diec…quattr…un minuto e cinquanta sul tavolo della sala riunioni. Il gesto, nella sua grandeur, è encomiabile.

A livello concettuale.

A livello pratico, amici, colleghi e concittadini, non è necessario – ripeto: NON E’ necessario – che appresso al famoso cuoio che dovrebbe inebriare le nostre femminee narici teniate attaccati scampoli della carcassa putrefatta.

La vostra mascolinità è solida e non risentirà di un impacco di allume di rocca, di un cataplasma di cloridrato d’alluminio, di un addobbo a base di confezioni famiglia di Arbre magique e nemmeno di due Gled magic water appesi sotto le ascelle.

Ve lo giuro sulla testa dei dott. Manetti & Roberts.

[love is in the air]

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[le parole sono importanti]

La parola “femminicidio” non mi piace.

Tutte le buone intenzioni di questo mondo, tutta la necessità di mettere in evidenza un problema grosso, che dovrebbe già essere in evidenza, e non da oggi, tutta la sacrosanta indignazione nella voglia di rovesciare a son’e corrus una società talmente maschilista che nemmeno ci fa più caso. Tutto quel che si vuole, ma non mi piace.

Non mi piace perché mi fa venire in mente qualcosa di selvaggio. E’ una guerra, mi dirà qualcuna, selvaggiamente ci attaccano e selvaggiamente ci difendiamo, come possiamo. E allora è una guerra persa, aggiungo io, tanto vale armarsi e iniziare a rendere pan per focaccia a suon di pallettoni in fronte.

Le donne non sono così.

E sì, la lingua italiana è maschilista in maniera sconfortante (con quella spagnola che le tiene buona compagnia, per dire), ma cerchiamo di non segnarci reti a porta vuota, ragazze. In questo momento la parola “femmina” evoca ancora, troppo, il senso di possesso, di poter disporre di qualcuno a proprio piacimento. Non a noi, è evidente, ma alla maggior parte di quei criminali che ci usano violenza e di quegli altri bei tomi che descrivono la violenza sulle donne parlando del disagio degli uomini violenti. C’è un lavoro di educazione immenso da fare, e dobbiamo farlo in maniera molto precisa, e rapida, perché ogni giorno che passa ci passa qualcun’altra.

Le femmine e i maschi vanno bene se ci si trova in un cortile delle elementari. Vanno benissimo se ci si sta seducendo a vicenda. Anzi, lì ci sta bene pure l’essere selvaggi, a sentimento.

Ma quando si tratta di far funzionare il cervello, per cortesia, cerchiamo di essere donne e uomini. Esseri pensanti. Non fa poi così schifo.