[hole in my life]

Amici che pensavate di dar finalmente credito a quel manipolo di estimatori entusiasti che vi ostinate a frequentare (ma questi son problemi vostri) e di intraprendere quindi la lettura di un romanzo di Jo Nesbø, attenzione: lasciate stare – ripeto: LASCIATE STARE – Il cacciatore di teste.

Sarei lieta di avere un parere da Eva Kampmann, nel caso avesse avuto modo di leggerlo in originale, ma – per fastidiosa che possa essere la traduzione in diversi punti – dubito che il grosso della responsabilità sia da attribuire a quella. La verità è che sembra scritto da un’altra persona. Qualcuno mediamente abile a scribacchiare, ma più affine a Stieg Larsson che all’uomo che ha fatto sì che ci ritrovassimo coi forconi sotto casa del signor Einaudi a urlare “Allora, li compri ‘sti cazzo di diritti per Flaggermusmannen e Kakerlakkene o ti dobbiamo venire a prendere?”.

Date retta a una scema che si è dovuta mettere sul primo volo per Oslo e andarsi a girare mezza Norvegia per seguire le tracce di Harry Hole: Il cacciatore di teste è depistante. Penserete di avere per amici dei deficienti nekultuny (ma che nonostante tutto stanno attenti a non sputtanarvi troppo della storia, casomai aveste un pomeriggio libero senza niente di meglio da fare) che non colgono la differenza tra la prima serie del dottor House e Medical investigation. Per dire.

Harry Hole. Leggeteli in ordine, leggeteli in disordine ma – lo dico con lo sgomento di chi va a letto con Edward Norton e si sveglia con Oscar Giannino – non vi scostate da lì.

A darmi dell’inguaribile spocchiosa siete sempre in tempo.

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