[miseria e nobiltà]

Antefatto: ieri notte, poco prima di abbandonarmi alle solite schermaglie amorose con Morfeo (il calciatore, claro) sono incappata in uno dei tanti dibattiti sul prossimo referendum. Son rimasta particolarmente colpita dall’affermazione di una signora, la quale proclamava che l’astenersi dal voto era un gesto nobile. Ho provato ad interrogare il neurone in duplex per capire dove fosse la nobiltà, ma mi ha risposto picche.

Stamattina mi appropinquo ad un centro Uind per scoprire cos’ha la mia sim che non va. All’interno, intenta a chiacchierare garrula con la titolare, trovo una signora. La quale sta accidentalmente vantando la nobiltà dell’astensionismo votaiolo.

La cosa mi colpisce alquanto, perciò mi permetto di inserirmi nella conversazione.

La signora mi fa un comizio sullo schierarsi "per la vita" (ma non è in grado di spiegarmi per la vita di chi) e sulla necessità di impedire a tutti i costi che vincano "questi che vogliono tornare al far west, e mettere su fabbiche di cavie umane, che poi chissà dove si va a finire". Il tutto con uno sguardo esilarante da "dichetimmischituchesoncosedagrandi" (rotolo).

Ma la nobiltà?

Non è stata capace di trovarla.

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