[affari di famiglia]

Io la mia parte l’ho fatta.

Ho spostato le sedie, srotolato metà della pompa, preso in mano lo spazzolone, addirittura ho guardato con intenzione il flacone dello Spic&span.

Più di questo non mi si può chiedere.

Non quando la primavera mette in scena una prova filata impeccabile, a meno tre dal debutto.

Sole splendente che scalda forte senza bruciare, brezzolina leggera profumata di mare, cuscinone da terrazzo che mi guarda invitante. Cosa potrebbe mai sopraggiungere a turbare il godimento di un abbraccio reciproco, languido e pigro?

Il maledetto squillo del maledetto telefono, ecco cosa.

Ora, quando il telefono squilla con la suoneria de “Lo squalo”, che non mi sono mai sognata di scaricare, sale in zucca vorrebbe che l’utile attrezzo venga scagliato all’istante il più lontano possibile mentre ci si butta a terra dietro la prima cosa utile a ripararsi dall’esplosione, senza manco pensarci.

Il sale in zucca.

Vacca miseria, ecco cosa mi son dimenticata di comprare.

–          Domani vieni a cena, sì?

Tutto il tepore di poco fa si è ritratto come un paguro. Un pinguino mi chiede se ho mica una termocoperta da prestargli, che solo con la tuta da sci c’è da battere i denti.

–          Ciao mamma.

–          Non arrivare tardi come al solito, lo sai che tua cognata ci tiene a cenare puntuali.

Mi si surgela il midollo spinale lungo la schiena. “Cognata” e “cenare” nella stessa frase delineano una concatenazione di crimini efferati contro l’umanità, con la sottoscritta nello scomodo ruolo dell’umanità. Già mi ci vedo, in corsa per l’Oscar:

–          Oscardiniamo er pancreas? Tanto ormai è spacciata, chissà dove l’ha presa tutta questa stricnina.

–          Dici che è stricnina? A me pareva più minestrone.

–          Ci metti le uova crude, nel minestrone, tu?

–          Gesù, che schifo, no! Piuttosto mi prenderei la stric…oh.

 

Non dico di voler imporre la mia presenza sul pianeta a tempo indeterminato, ma qualche altra settimana di vita vorrei godermela.

–          Non posso, mamma.

Dall’altra parte, in sottofondo, comincio a sentire un certo tramestio, come di gente che si litiga il telefono.

–          Come sarebbe, non puoi? Cosa devi fare che non puoi? Leva quella mano, tu.

–          Sono designata, non posso.

–          Ma se è mercoledì sera!

–          Sono designata in Champions.

Ci pensa. Le scoccia moltissimo passare per quella non informata, ma le scoccia di più abbassarsi a chiedere. Nel frattempo, il tramestio in sottofondo aumenta. Colgo distintamente un “passamela” e un principio di colluttazione.

–          Passi abbandonare la tua povera madre malata senza uno straccio di – togli la mano, ho detto, sto parlando io – compagnia e conforto, ma è la festa del papà, almeno lui, pover’uomo, pensa se fosse la vostra ultima occasione per veder… insomma, la pianti di bofonchiarmi nelle orecchie, tu, toh, te la passo, così la smetti. E togliti la mano dalla tasca.

–          Ciao papà.

–          Ciao. Volevo solo dirti che non fa niente se non vieni a cena, domani ser…

–          Ma come, non fa niente, ma certo che fa, tu da che parte stai? Se non la incastri così col cavolo che riusciamo a vederla, tua figlia! E poi ci sono anche i genitori di Zippa, e il fratello di Zippa con la fidanzata, tutta la famiglia di Zippa al completo e noi che figura ci facciamo?

–          …però se per caso riesci a fare una scappata A PRANZO, anche se siamo SOLO NOI TRE, mi farebbe piacere.

–          Contaci. Ti voglio bene, papà.

–          Anch’io.

Lo dice ridendo come un cretino, non posso esimermi dall’andargli dietro. Finché la voce della ragione non riprende possesso del telefono.

–          Anch’io ve ne voglio, anche se siete due imbecilli. Ma almeno a nessuno può venire in mente di dubitare che sia figlia tua.

 

 

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Legno e cuoio.

Di cuoio – ad eccezione di quello capelluto – non sono una grande esperta, il profumo del legno mi piace molto.

In ogni caso, se uno che di uomini se ne intende dice che legno e cuoio è l’odore dei veri maschi, mi fido senza riserve.

Completamente.

In maniera assoluta.

Però.

Però voglio rivelarvi un segreto, uomini di sesso  maschile che doveste trovarvi a passare di qui per caso  attirati da tag su calcio e aspiranti pornodive attaccati ad arte su post di cucina, depilazione con la fiamma ossidrica e découpage.

Siete delle creature straordinarie.

Non tutti, evidentemente, qualcuno che faccia notare la differenza ci vuole. Ma alcuni di voi tengono alto l’onore della categoria in una gamma che va dal “molto interessante” al “dio del sesso” passando per l'”assai piacevole”, il “geniale, what else?” e il “non mi basti mai”.

A quelli in zona Champions tutto è praticamente concesso, anche il fatto che l’aroma di cuoio di cui sopra non prescinda da un certo qual sentore di vecchia conceria-ia-ia-oh. Ci piacete così, e avete ragione, in fondo non desideriamo altro che essere trascinate per i capelli nella vostra caverna termoautonoma e scavare a testate una nicchia bar nella parete adorna delle litografie che avete riportato da quel viaggio a Lescaux.

Che tanto lo sapevamo benissimo che la collezione di stampe cinesi non ce l’avevate.

E’ che alcuni di voi sono davvero irresistibili. Non c’è cosa che non faremmo, per voi incantevoli intrecci di pelo, neuroni tirati a lucido e muscoli guizzanti. Persino rinunciare ad un futuro nell’olimpo degli chef, se questo potesse servire a tranquillizzarvi sulla vostra incolumità.

Però.

Però a volte capita di doverci fare violenza e resistere al primordiale richiamo animale. Capita un errore di calcolo, un gatto che passa due volte davanti alla porta ed ecco che là dove c’era l’erba ora c’è una femmina che con voi ci deve lavorare, possibilmente a scadenze strette che non consentono divagazioni o uscite dal seminato, o dall’inseminato, come usa dire un collega burlone con un debole per le neocatecumenali.

[altolà! buoncostume! uscite dall’inseminato con le, uhm, mani in alto!]

(scusate, è stata una mattinata pesante)

E quindi capita che la povera donna tenga già i suoi bravi problemi ad assimilare la vostra appartenenza di individui compresi nella categoria Homo Resistibilissimus alla stessa famiglia del Rivoltamini sicut pedalinum di cui sopra. Non è che non comprendiamo la vostra cavalleria. Lo sappiamo che cercate di agevolarci nell’arduo compito di non strapparci le mutande di dosso e implorarvi di farci vostre almeno per diec…quattr…un minuto e cinquanta sul tavolo della sala riunioni. Il gesto, nella sua grandeur, è encomiabile.

A livello concettuale.

A livello pratico, amici, colleghi e concittadini, non è necessario – ripeto: NON E’ necessario – che appresso al famoso cuoio che dovrebbe inebriare le nostre femminee narici teniate attaccati scampoli della carcassa putrefatta.

La vostra mascolinità è solida e non risentirà di un impacco di allume di rocca, di un cataplasma di cloridrato d’alluminio, di un addobbo a base di confezioni famiglia di Arbre magique e nemmeno di due Gled magic water appesi sotto le ascelle.

Ve lo giuro sulla testa dei dott. Manetti & Roberts.

[love is in the air]