[occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio]

Quelle giornate in cui alle undici del mattino ti sei già pentito da un pezzo di esserti alzato, all’una invochi la giustizia degli dei affinché ti mandi un’ascia bipenne, all’una e cinque preghi gli dei di stare fermi, per carità, ché con la fortuna di oggi c’è il rischio che l’ascia bipenne arrivi sì, ma a te in mezzo agli occhi.

Alle due vorresti che una spalla maschia e un braccio possente ti facessero sentire protetta da qualunque sopruso, e se pure questo comportasse l’allontanamento di tutti i vestiti dal terreno di gioco si tratterebbe di un sacrificio duro ma sopportabile.

Alle tre vorresti scavare un buco in terra e nascondertici dentro fino all’indomani.

Alle quattro ti chiedi cosa cazzo abbia quella stronza della mezzanotte da fare la preziosa.

Alle cinque lanci in aria a ripetizione un coadiutore dei processi decisionali e del calcolo delle probabilità per vedere se spararti un colpo alla nuca e porre fine a questa giornata assurda o puntare la Parabellum a caso e far fuoco di conseguenza, tanto come ti giri non sbagli.

Per otto volte di seguito esce “croce sopra”.

Fighi, ‘sti coadiutori truccati.

Alle cinque e venti stai urlando OOOOOOOooooOOOHHhhhhhmmmMMMMMMM fuori dalla finestra. Panico nel quartiere, cinque rifugi antiaerei a secco vengono tirati su a tempo di record, il signor Urpino Murenu, classe 1922, alza il pugno al cielo strillando “maleretti yènchisi”, sua moglie Molentargia carica l”88 a pabassinas del ’37.

Annata, non calibro.

Il comandante dei vigili del fuoco telefona per supplicarti di diventare la loro sirena 2013-14, mentre i suoi lo legano al palo di discesa con una manichetta pregando che rinsavisca. Tutti insieme finiscono sul paginone centrale di Playgay di dicembre e poi ospiti di uno speciale “Ulisse – il piacere della scoperta” in cui Alberto Angela li intervista vestito da san Sebastiano del Mantegna.

Nel frattempo la marea di cazzate che hai scritto è servita a evitare che il prossimo post fosse scritto dall’Ucciardone. Forse.

E mentre ti rilassi aspettando che la corrente ti faccia passare davanti il cadavere dell’Enel, accendendo ceri al santo protettore dei carrozzieri e stabilendo una volta per tutte che la domanda fondamentale non è “giusto per saperlo, sei sposato?” ma “giusto per saperlo, tua moglie s’è diplomata in voodoo alla Scuola Radio Elettra?”, ecco che arriva la soluzione.

La soluzione a una monumentale, titanica, poderosa giornata di merda sta su questo sito.

Alla voce referrer.

Voi non avete idea.

No, non ce l’avete.

Vi dico di no.

O forse sì, visto che Elena Tamacoldi in tutte le versioni, i dettagli intimi del procione, le curiosità inconsuete sulle processioni e su Fabio D’Auria le cercate voi su Google, mica io.

(approfitto di questo post per salutare i lettori del Chile di cui son venuta a conoscenza poco fa. Attraverso quanti e quali gradi di separazione siate arrivati qui è un mistero che forse un giorno verrà risolto, ma nel frattempo oste! serva a questi signori o signore il mio più caloroso benvenuto)

[river surfer]

Era da un po’ che non mi capitava di passare una mattinata a letto con uno così, se mi perdonate la franchezza.

Ci siamo annusati, circospetti (sì, so essere circospetta, se voglio. E’ che voglio più o meno una volta all’anno), poi è scoccata la scintilla, e ha innescato una di quelle mattine traballanti e perfette che.

Non sappiamo ancora come andrà a finire – almeno, io non lo so – ma intanto è di nuovo lì che mi aspetta, leggermente di traverso, lambito appena dalla luce smorzata. Curioso, sornione, dovessi anche addormentarmi stecchita la prenderebbe con filosofia.

Il tempo di un sms immaginario e lo raggiungo. Non ha bisogno di lusinghe, né di fare domande per capire che stanotte cederò ancora, ma al sonno.

E’ uomo di mondo, il gabbiere.

[groundhog day – balorda remix]

Quattro del mattino e silenzio quasi perfetto.

Nell’aria gelida si incontrano il rumore del mare, la radio a volume bassissimo e uno sbuffo di fumo. Dà alla testa, completa il senso di benessere diffuso. L’organo sessuale più potente è davvero il cervello, sentenzia la parte di me rimasta in modalità saccente. L’altra si limita a soffiare fuori altro fumo, sorridendo beata all’indirizzo esclusivo della notte. Le belle sorprese, che cosa impagabile. E in quel preciso momento, dalla radio parte questa.

Me la gusto fino in fondo cantandola piano, ultima spirale di fumo, poi chiudo fuori il signor Porcu che pretende di andare avanti a pogare sul pennone di maestra stornellando frasi del tutto inadatte a signorine ammodo, tipo “se non gli lecchi le dita godi solo a metà”, e mi butto a letto.

Certo, quella che finalmente, un paio d’ore più tardi, riesce a strapparsi via dalla faccia il lenzuolo che s’era tirata sulla testa al suono della quarta sveglia somiglia più a un procione sparato a bomba che a un’icona sexy, ma questa è un’altra storia.